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U19, Warriors e Seamen sarà la vera finale?

Warriors U21 Giaguari

Parlando dei playoff del campionato giovanile, la domanda che leggete nel titolo è quella che tutti si stanno ponendo: la semifinale tra Warriors e Seamen sarà la vera finale del campionato U19 2017-2018?

Chiacchierando in modo disimpegnato al riguardo, la risposta appare essere sempre – o quasi – scontata: si.

Si, perché i gironi hanno il peso che hanno.

Si, perché i punteggi della passata regular season dicono quello che dicono.

Si, perché le statistiche, almeno sulla carta, non lasciano spazio a troppi dubbi.

Ed ecco come stanno le cose: i Warriors sembrano essere la potenza dell’anno. Un po’ come hanno fatto i Seamen nel loro girone, sono riusciti a battere tutti gli avversari senza incappare in battute d’arresto. I guerrieri dominano il campo come le classifiche statistiche.

Chiusa la regolar season, sono risultati primi “un po’ ovunque”: primo attacco e prima difesa; molto, molto in alto in tutte quelle classifiche che troppo poco si guardano, ovvero quelle degli special team; con Corazza, primi per yard corse; con Labarile, primi per pass efficiency; con Brambilla primi per yard ricevute a partita; con Vanni, primi per passaggi difesi. In sostanza, molti talentuosi giocatori – e quelli nominati non sono neppure gli unici – che con il proprio contributo personale hanno saputo e stanno ancora valorizzando un gruppo al top della forma, guidato da coach molto preparati.

Poi i Seamen, sempre “un pelo sotto” nelle classifiche a cui facciamo riferimento, ma in un girone che, almeno secondo noi, si presentava come più complesso da affrontare. Una squadra chiaramente condotta in campo da Fiammenghi, un nome che spesso ritorna sotto gli occhi di chi legge e che nel campionato in corso si identifica come miglior marcatore dell’anno con i suoi 17 TD e la sua poliedricità offensiva. Anche in questo caso, una scuola d’allenatori che tutta Italia vorrebbe nella propria organizzazione e molto talento sparso tra le fila di un gruppo che, negli ultimi anni, ha saputo affermare forte e chiaro il proprio valore. Specie ai playoff.

Poi Dolphins e Grizzlies, protagonisti dell’altra semifinale, quella che decreterà la finalista che “già si da per sconfitta” contro la squadra che vincerà il confronto del nord.

I Dolphins, in crescita costante nelle settimane conclusive di regular season, proprio contro i Warriors hanno perso due confronti su due. Il primo 52-0 fuori casa, mentre il secondo, tra le mura amiche, scivolato tra le mani per sole 7 lunghezze. Nessun altro passo falso e anzi, tanti successi. Dei verdiarancio mai domi e sempre di grande spirito, è certo, che tolto il romanticismo, però, sono spesso risultati poco produttivi in attacco. Una nota, questa, che in una finale dove le possibile avversarie avranno segnato una media di una quarantina di punti a partita, potrebbe risultare determinante. Molto, molto determinante.

Quindi i Grizzlies, un team che prima dell’inizio del campionato non lasciava pensare che sarebbe arrivata fin qui; per altro, portando a casa una serie di risultati di tutto rispetto come la vittoria contro gli ormai-cugini Marines. Una partita terminata 36-47, bellissima da vedere e da raccontare, ma soprattutto una rivincita sulla prima sconfitta incassata nella partita di andata. Squadra che viene raccontata come compatta, entusiasta, anch’essa piena di un talento ancora tutto da scoprire.

Quattro squadre diverse. Quattro realtà diverse. La stessa terribile sensazione di sempre: quella che il peso dei gironi italiani, alla fine dei giochi, lasci intravedere in numeri simili squadre equivalenti che però, scese in campo per un faccia a faccia decisivo, appaiono divise da una distanza misurabile in “unità di baratri”.

Ed in fondo si tratta di attendere e constatare se, almeno per questa volta, il furor di popolo sia in errore; perché in questo caso, guardando la finale del prossimo 6 gennaio non solo avremmo assistito a una grande partita di football, ma anche ad una grande storia di sport.

Foto courtesy: Giulio Busi









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