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ONE TEAM: intervista ai Coach vincitori del CIFAF

ONE TEAM: intervista ai Coach vincitori del CIFAF femminile

E’ passata una settimana dal Rose Bowl Italia III e raffreddati gli animi (ci sembra il caso di dirlo dopo il gran caldo del Vigorelli) abbiamo pensato di fare due chiacchiere con il coaching staff della squadra vincente: quello del One Team; e badate bene, non con l’Head Coach, ma proprio con il coaching staff, perché come ci ha spiegato Nicola Ottenio, tutto il progetto One Team è stato impostato in modo piuttosto singolare, collaborando e facendo “lavoro di squadra” a tutti i livelli, non solo in campo (Sirene, Nyx e Squaw), non solo tra società (Seamen Milano, Daemons Cernusco S.N. e Redskins Verona), ma anche sulla side line:

I ruoli nello One Team sono un po’ singolari. Riccardo Matani è DC. Io e Maurizio Colombo OC. In realtà sui roster compaio io come HC per motivi di tesseramento, ma non c’è un vero e proprio HC come canonicamente viene inteso nel football

Siamo un gruppo ben affiatato con persone che riescono a lavorare bene assieme… il nostro “HC”, che in realtà è stato un coordinatore, o direttore sportivo per usare un termine calcistico, è Paolo Sonzogni, il catalizzatore del gruppo.

Per esempio: gli schemi li chiamo io all’attacco, ma sempre in sinergia con Maurizio. Il playbook è stato fatto da me ed implementato da Colombo. Insomma, un One Team a 360 gradi

– Nicola Ottenio “non HC” del One Team

Proprio per la ragione di cui sopra, l’intervista che leggerete sarà altrettanto “singolare” e se ci sembra sbagliato chiamarla “intervista doppia” o “tripla”, come anche “intervista a sei mani”, vi basterà sapere che abbiamo ricevuto moltissime risposte da questi tre coach, tante al punto da essere stati costretti a sceglierne alcune per voi. Eccole di seguito:

E’ difficile assemblare una squadra con giocatrici che provengono anche da zone molto lontane tra loro?

OTTENIO – La risposta è… molto difficile..!!! Considerando che riuscivamo a fare un solo allenamento congiunto a settimana direi che siamo riusciti a fare un ottimo lavoro con il poco tempo a disposizione. Nel football non si improvvisa niente e ci vuole molto allenamento assieme tra i vari elementi che compongono la squadra, ancora di più per l’attacco che deve trovare dinamiche e timing perfetti per far si che l’ingranaggio non si intoppi.

MATANI – SI, indubbiamente… non potrebbe essere diversamente in uno sport che vive di automatismi.

COLOMBO – Si è difficile perché sono troppi i sacrifici per fare allenamenti comuni e trovare il timing.

Nel primo tempo del Rose Bowl III siete stati un po’ inconcludenti: nervosismo o problemi a prendere le misure degli avversari?

OTTENIO – Il primo quarto di gioco è sempre stato a basso regime in tutte e cinque le partite che abbiamo giocato, se si guardano gli score per quarti di gioco abbiamo segnato molti più punti nel 3° e 4° quarto che non nei primi due. La motivazione è legata alla risposta precedente, allenandoci poco assieme nell’esecuzione degli schemi abbiamo bisogno di più tempo per ingranare.

MATANI – La nostra difesa è così, prende le misure e poi non lascia passare più uno spillo. In questa partita in particolare, avevo chiesto di dare il massimo sui blocchi e i placcaggi proprio per stancare le avversarie in attacco. Hanno eseguito alla perfezione, corrette ma dure! Spiace non aver potuto confrontarsi in seguito con l’avversario a pieno regime.

COLOMBO – Nel primo tempo abbiamo commesso tanti errori di esecuzione, abbiamo mancato di lucidità.

Quanto è servita avere una panchina nettamente più lunga rispetto alle Neptunes?

OTTENIO – Probabilmente è ora di sfatare questo mito attorno al roster lungo del One Team. In realtà il One Team nasce come progetto per far crescere atlete che in altre realtà non avrebbero avuto la possibilità di giocare e crescere, ma soprattutto per far fare esperienza alle rookies senza metterle in campo allo sbaraglio. Il nostro roster è veramente lungo in quanto composto da 32 atlete, ma in realtà il nucleo fondamentale è composto da 17/18 elementi. L’unica partita in cui siamo riusciti a far giocare tutte le atlete è stata quella contro le Elfe. Per il resto i cambi sono stati veramente pochi.
Il roster lungo è servito fondamentalmente per riuscire ad avere sempre un numero di atlete sufficienti agli allenamenti non perdendo quel poco tempo che avevamo a disposizione.

MATANI – E’ servito tanto, ma siccome è da un po’ che sento questa domanda mi chiedo: “ma perché, non si può?”. Dal mio punto di vista l’anormalità è il contrario, soprattutto nel football. Ad ogni modo molte delle nostre giocatrici non hanno nemmeno 18 anni, tante hanno iniziato a giocare da 3 mesi. Se guardate, chi ha giocato sono sempre le stesse, i back-up sono entrati quasi sempre a risultato acquisito.

COLOMBO – Molto, perché in condizioni proibitive non dover fare doppio ruolo aiuta.

Ho visto giocare in empty backfield con 2 OL. Non era un rischio per la troppa pressione e una maggior copertura su pass?

OTTENIO – In attacco il nostro playbook prevede 6/7 tipi di formazioni che abbiamo giocato a seconda delle partite e delle avversarie che avevamo di fronte. Prediligiamo giocare con una single back e spesso giochiamo anche delle empty sia tight che open. Le Neptunes giocavano anche loro con due DL, quindi era una battaglia alla pari. Per quanto riguarda il backfield, da quella formazione si lancia e si corre sia con motion che senza, quindi deve essere contrastata con una difesa ben bilanciata e reattiva, cosa abbastanza difficile da tenere per una partita intera.

COLOMBO – Il nostro attacco presenta molti fronti offensivi, noi cerchiamo di mettere in difficoltà la difesa anche rischiando qualche cosa.

In difesa, peraltro molto incisiva, hanno primeggiato Melissa Pezza e Diana Filippini soprattutto nelle corse: qualche altra giocatrice che secondo voi è stata fondamentale?

MATANI – Le giocatrici che hai citato sono state quasi impeccabili per esperienza, determinazione ed esecuzione, ma la vera forza è stata non avere punti deboli. Tutte fortissime, dalla prima all’ultima… non riuscirei nemmeno a fare delle distinzioni. Le Fenici Ferrara hanno provato a correre dal lato opposto di Melissa Pezza convinte di trovare più spazi, non è stato così. Le statistiche dei placcaggi parlano chiaro: hanno placcato tutti i numeri in campo e con risultati molto spesso simili.

Ultima domanda d’obbligo: Ilaria Adami si è rivelata la game winner, quanto conta nel gioco d’attacco la sua presenza?

COLOMBO – Ilaria è una campionessa che si è integrata benissimo con le nuove compagne, le sue giocate sono sempre distruttive, credo abbia corso più di 1000 yards questa stagione, una cosa incredibile. Chiaro che con un potenziale del genere grande parte del gioco passa dalle sue mani. Non farlo sarebbe stupido.

OTTENIO – Dire che senza la Adami sarebbe stata la stessa cosa non penso sia credibile. Ilaria è sicuramente una pedina fondamentale del nostro attacco che è stato strutturato sulla sua presenza come su quella di Erica Nicola (miglior running back Cifaf 2014) e del QB Elisabeth Poli. Non a caso il nostro non è un attacco incentrato sul passing game. Senza ovviamente dimenticare le altre. Ma evidentemente le capacità tecniche e le doti atletiche di Ilaria sono difficilmente contrastabili. Ho giocato tanti anni come LB ma vi assicuro che fermare un camion che corre come una Ferrari non è semplice.

Ringraziamo tutti i coach per la disponibilità dimostrata, rinnovando i miei complimenti personali al successo del progetto One Team e ringraziando in particolare l’head coach ad honorem Paolo Sonzogni per tutta la disponibilità dimostrata nei confronti dei lettori di IFL Magazine.

 

Photo: Guido Gilberti

 

 









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