IL PRIMO MAGAZINE DEL FOOTBALL ITALIANO DALLA A ALL'END ZONE
Interviste

Intervista a Roberto La Rocca, nuovo presidente del CIA

la rocca cia

Dopo le elezioni federali che hanno nominato i prossimi coordinatori del football italiano, un altro tassello fondamentale del nostro sport ha definito le sue cariche principali. Nel weekend di votazioni tenutesi a Bologna il CIA (Comitato Italiano Arbitri di football americano) ha eletto il suo nuovo presidente, Roberto La Rocca. A lui un arduo compito, l’incremento del livello degli ufficiali di gara verso un football che sta sempre più cambiando e con la solita scarsità di risorse umane e finanziarie.

Abbiamo voluto intervistarlo per conoscere le sue idee e proposte da neo-presidente e sulle relazioni degli arbitri vecchi e nuovi con il gioco, le squadre e i giocatori.


Buongiorno sig. La Rocca e congratulazioni per la sua nomina

Buon giorno a voi ed un saluto a tutti i lettori ed appassionati di Football.

Con il 2017 ci troviamo di fronte un CIA rinnovato e una possibile svolta nell’attività arbitrale del football in Italia. Cos’è già cambiato e cosa vedremo cambiare nel corso del prossimo mandato?

L’Assemblea degli Arbitri ha dato un forte mandato a questo CD per la riorganizzazione del Settore; purtroppo, per cause di salute, Andrea Catalfamo ha dovuto interrompere il precedente mandato a metà, ed il CD CIA uscente, negli ultimi due anni, si è trovato a dover gestire gli Arbitri in una situazione di emergenza, senza il tempo di poter pianificare le necessarie modifiche al nostro assetto interno. A questi colleghi che si sono fatti carico di una situazione veramente gravosa va il ringraziamento mio e del nuovo CD.
Il programma che ci stiamo dando è sicuramente ambizioso ed impegnativo, chiaramente è troppo presto perché gli effetti delle decisioni che stiamo assumendo siano percepibili. Tali effetti potranno essere valutati tra un paio di anni, non prima.

Ormai da tempo è noto che il problema dell’arbitraggio in Italia è legato all’esiguo numero di referee rispetto alle partite che si potrebbero giocare. Quali strategie avete individuato per far fronte a questo importante problema?

Il problema del numero degli arbitri non è esclusivo del movimento del Football Americano, ma sicuramente dello sport italiano in primis, e pure delle altre Federazioni europee.
Le analisi dell’Ufficio Statistiche del CONI mostrano chiaramente una flessione costante nel numero di persone che praticano l’attività arbitrale negli ultimi dieci anni, in qualsiasi sport.
Nessuno può pensare realisticamente di creare magicamente un’ondata di interesse per una attività sportiva di nicchia, estremamente tecnica ed impegnativa e di scarsa gratificazione pubblica, specialmente se tale attività è totalmente amatoriale.
Le strategie individuate sono principalmente tre, due rivolte al nostro interno e relative alla riorganizzazione del settore con la definizione di una carriera agonistica e professionale che procedano di pari passo, ed una rivolta all’esterno, al Movimento. Ovviamente tali strategie andranno presentate al Consiglio Federale e discusse in tale sede, in particolar modo per quanto riguarda le tempistiche di attuazione.

Se riusciste nell’impresa di aumentare questi numeri, a divenire dirimente sarebbe la questione della qualità dell’arbitraggio. In questo senso vogliamo chiedere: avete mai pensato ad un sistema di rating arbitrale a cura degli head coach, magari tramite un form via internet?

Non penso che un sistema di rating a cura dei coach darebbe delle risultanze in fase analitica del dato che possano aiutare la definizione della qualità arbitrale, per lo meno se non bilanciato con un similare sistema di valutazione dei coach da parte degli arbitri.
Un conto è la prestazione arbitrale percepita, altra cosa la valutazione puramente tecnica; ho bene in mente partite in cui la crew è stata fortemente contestata dalle panchine, per poi ricevere la review da parte dei nostri supervisor NCAA in cui risultava un’ottima prestazione generale.
Ciò non significa che il livello delle prestazioni arbitrali sia mediamente alto.
Amo sempre ricordare il commento di Sergio Angona, dopo una partita dei Rhinos a Parma, squadra di cui era coach, rispondendo ad un mio collega che gli chiedeva come giudicava il livello degli arbitri italiani; Sergio rispose: “Adeguato a quello delle squadre, si, adeguato”.
Al di là della battuta il numero esiguo di arbitri impatta direttamente sulla prestazione della crew e del singolo; noi il sabato arbitriamo con tre colleghi una partita di III div e magari la domenica una di I div, con 6 colleghi diversi.
Sarebbe come chiedere ad un offensive coordinator di cambiare ogni partita tutto il personale dell’offense; verrebbe a mancare timing ed affiatamento, che, come ogni buon coach sa, rappresentano il 50% dell’efficacia di un sistema di gioco.
Dunque non è facile determinare la qualità personale del singolo arbitro, che si trova ad operare nelle condizioni meno ideali. Nonostante tutto, grazie all’opera degli Osservatori, dei Supervisor NCAA nelle review degli streaming delle squadre, e grazie al lavoro della nostra Commissione Tecnica Arbitri, lo sviluppo del sistema di valutazione viene sempre più implementato nella nostra vita sportiva, e penso che i primi risultati potranno essere visti da tutti fin a partire da questo Campionato di I divisione.

Nell’ultimo anno, grazie all’aiuto di un Ref, abbiamo potuto scrivere approfondimenti su falli di gioco che avevano diviso l’audience. Indicata questa eccezione, dobbiamo dire che spesso abbiamo constatato una forte chiusura da parte del mondo arbitrale nei confronti dei media. Possiamo aspettarci una differente apertura che porti ad un più sereno confronto?

E’ primo interesse del Settore arbitrale avere una maggiore visibilità mediatica, che sia anche veicolo di propaganda e reclutamento.
La comunicazione è un punto cardine del programma del nuovo CD, anche se oggettivamente, in una community così ristretta come quella arbitrale, è difficile individuare soggetti che si possano fare carico efficacemente della gestione della comunicazione a 360°.
L’assioma fondante la nostra politica di comunicazione è il seguente: “E’ controproducente parlare di un arbitro, è positivo parlare di arbitri”

Al momento l’unico rapporto tra arbitri e squadre (tolta qualche lodevole eccezione romana) è nel giorno della partita. Crede che sia utile organizzare dei momenti di incontro, magari con i coach e i giocatori, calendario permettendo, per discutere di regole e applicazioni?

Fortunatamente le eccezioni non sono solo romane, ma anche palermitane, milanesi, torinesi, fiorentine ecc. E non sono eccezioni, bensì rapporti che con le società sono da anni consolidati e frequenti, grazie ai nostri Responsabili Regionali che organizzano periodici incontri con coach e giocatori per spiegare le variazioni regolamentari. Purtroppo questi incontri non sono programmati ufficialmente e sono lasciati a spontanee iniziative locali delle società e dei Responsabili Regionali, non ancora abbastanza pubblicizzate.
Grazie alla grande collaborazione esistente con la Commissione Tecnica Federale ed in particolar modo con il Settore Sviluppo Allenatori, sarà sempre maggiore l’integrazione con il settore Arbitrale nella formazione coach; è intenzione del CIA proporre alla CTF un tavolo comune di lavoro con i Coach relativo alle modifiche al regolamento di gioco NCAA/IFAF e loro implementazioni nei Campionati Italiani, oltre alla creazione di un momento di confronto Arbitri/Coach circa la gestione dei rapporti in campo per le partite italiane.

Oltre a questa, quali altre sfide attendono questo nuovo CIA?

La sfida più grande, il sogno di tutti: strutturarci a livello FSN. Ma la vera partita ce la giocheremo a livello formativo, con l’implementazione dei nuovi protocolli didattici, e l’estensione dell’impiego degli Osservatori Arbitrali sui campi.

In ultimo, cogliamo l’occasione per fare chiarezza ai più e fissare dei nuovi punti di partenza in questo “momento-zero”: quali sono i rapporti tra CIA e FIDAF e qual è il comune denominatore che lega queste due istituzioni nella progettualità e negli obiettivi?

Faccio il politico per una volta e ti rispondo “Grazie per questa domanda”! Non esiste alcun rapporto né comune denominatore tra istituzione CIA e istituzione FIDAF. Semplicemente perché CIA è la FIDAF. Esattamente come la Commissione Tecnica Federale o la Commissione Medica, noi siamo una Commissione di settore della Federazione.
Ci si confonde probabilmente nel considerarle due entità separate in quanto noi eleggiamo i nostri dirigenti; ma ciò è una scelta della Federazione per garantire a tutti la terzietà della classe arbitrale rispetto ad un Consiglio Federale espressione delle Società. E se mi permettete, una scelta saggia e lungimirante, laddove non dovuta. Molte altre volte gli interlocutori esterni confondono anche il ruolo del CIA con quello dell’AIAFA, la nostra Associazione Arbitrale.
Il rapporto che lega CIA ad AIAFA è lo stesso che lega la Federazione alle squadre. AIAFA è la nostra storica associazione che dal 1983 rappresenta gli Arbitri Italiani associati, la nostra stella fondatrice. Ma nulla ha a che vedere con l’organizzazione federale e la gestione dell’attività sportiva ufficiale.Dopo questo dovuto chiarimento, la progettualità e gli obbiettivi sono chiari, semplici e comuni: permettere di giocare a football americano il più possibile, dovunque in Italia. Solo per amore di questo sport. Approfitto della vostra intervista per fare un augurio a tutto il movimento italiano; siamo gente speciale, che in 40 anni ha fatto di un sogno realtà. E tutti noi abbiamo sogni ancora più belli da realizzare.
Together we can do it!

Grazie e in bocca al lupo da parte di tutti noi.

Un augurio da parte delle Zebre Italiane a tutti i loro compagni sui campi d’Italia, Dirigenti, Coach, Atleti, appassionati, per una stagione ricca di soddisfazioni e di football.









Ultime News

To Top