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Interviste

Intervista ad Ugo Arcangeli: “In IFL per migliorare ancora!”

Ugo Arcangeli Guelfi

In questo periodo siamo abituati a presentarvi tutte le novità sugli import delle squadre IFL, che andranno a comporre, insieme ai compagni italiani, l’amalgama che gli permetterà di essere vincenti. Ragazzi giovani, appena usciti da esperienze nei college e, spesso per la prima volta, overseas per tuffarsi nei campionati europei.

Questa volta, invece, vi presentiamo un personaggio che ha superato (e da qualche anno) la soglia dei 40 anni, ma che rimane comunque al top nel ruolo di Quarterback.  Ugo Arcangeli, detto “Hollywood”, è da sempre una colonna dei Guelfi Firenze,  con cui nella scorsa edizione è arrivato fino alla semifinale del campionato A2, persa contro i campioni degli Hogs Reggio Emilia, dominando nelle statistiche con ben 20 TD pass in appena 8 partite di regular season. Innamorato e dedicato al football, Ugo ha risposto volentieri alle nostre domande, dichiarando amore eterno ai Guelfi, nonostante le scelte sul futuro.

A voi l’intervista:

Ciao Ugo, presentati ai lettori di IFL Mag!

Sono nato il 29 Dicembre 1970 a Como da famiglia Fiorentina. Secondo di quattro fratelli ho iniziato a praticare sport molto presto. Tennis e Baseball sono state le mie prime esperienze ma nel 1985, grazie a mio cugino Emilio Arcangeli (1961-2010) ho conosciuto il Football Americano. In realtà eravamo un gruppo di ragazzi, gli Apaches, che sotto la guida di Leonardo Pancani sono stati formati nel tempo a vivere il football come uno stile di vita.

Un giocatore di Football Americano, diceva Leonardo, lo riconosci per la strada da come cammina, dalla sua postura. E cosi all’età di 15 anni ho appeso la racchetta al chiodo per sostituirla con casco ed armatura. Ricordo ancora la prima ricezione durante una partita di campionato. Già perchè come tanti, non nasco subito Quarterback. Una ricezione in un’intera stagione e poi tanta gavetta per conquistare il posto da titolare, coi Renegades, molti anni dopo. Pian piano sono arrivate le prime responsabilità, le prime soddisfazioni, i primi infortuni ed iniziavo davvero a capire cosa fosse questo sport.

Solo dal 2000 però con la rinacita dei Guelfi, il Football ha iniziato a ripagarmi dei tanti sacrifici. Dal 1985 al 2000 il football ha solo chiesto ma nel 2001 è arrivata la finale al Vigorelli persa contro i Kings di Gallarate. L’anno successivo ancora una finale persa a Cesenatico contro i Titans Romagna per poi alzare finalmente il primo titolo nel 2003 a Firenze dentro lo Stadio Comunale Artemio Franchi. Da lì una serie di stagioni decisamente positive e l’arrivo di un altro Coach che ha segnato il mio percorso di crescita come Quarterback. Fabrizio Bocci è stato il mio primo vero Quarterback Coach e mi ha insegnato tutto quello che fino ad oggi sono riuscito ad esprimere in campo insieme ai miei compagni.

Ed è con lui che abbiamo realizzato nel 2005 la Perfect Season con la conquista del secondo titolo, sempre a Firenze, in Silver League. Da li in poi altre 4 finali e 3 semifinali disputate. Stagioni indimenticabili vissute con grande intensità e con la voglia di volersi sempre migliorare. Sono oramai 30 anni di football, ma per me è come se fosse sempre il primo!

Statistiche Arcangeli 2005-2015

 Negli ultimi 7 anni hai mantenuto il tuo QB rating sopra il 110. L’ultima stagione è stata la tua migliore a livello statistico dal 2005 ad oggi. Arcangeli migliora con il tempo come il buon vino?

Arcangeli ha un solo merito cioè quello di non aver mai smesso di allenarsi e studiare il football. Ma ha anche una grande fortuna, ovvero, quella di avere un Coaching Staff preparato, motivato insieme ad un gruppo di fratelli dal valore inestimabile. Il rating di un Quarterback va condiviso con tutti i ruoli dell’Attacco e mi sento di dire pure della Difesa. Tante volte abbiamo iniziato un Drive in posizione di campo eccellente. Questo è davvero lo sport di squadra per eccellenza. Ci sono solo dei ruoli maggiormente in vista e di solito sono coloro che hanno sempre il pallone in mano. Tutti sappiamo cosa c’è dietro un touchdown pass o dietro una corsa che termina in endzone.

In una nazione dove i QB fanno fatica ad emergere, il tuo nome è ormai rappresentativo di un grande percorso in questo ruolo. Cosa pensi che serva per sbloccare la “situazione QB” in Italia e veder dare più chance ai nostri atleti in questo ruolo?

Sicuramente di strada ne ho fatta e darei qualsiasi cosa per poter giocare altri trent’anni. Solo l’idea di non poter a breve guidare i miei compagni in campo verso la end zone mi fa stare davvero male. Il football è davvero parte della mia vita e dovrò trovare soluzioni alternative, tipo il Coaching, che in parte sto sperimentando con ragazzi giovani e di altre squadre. Questo per sottolineare quella che è la mia idea in merito al perché i Quarterbacks Italiani facciano fatica a crescere. Io sono sicuro e convinto che tutto dipenda dalla qualità dalla preparazione, dall’esperienza e dalla motivazione che un Coach di ruolo è in grado di trasferire ad un giovane aspirante Quarterback.

Ci sono però dei casi di grande successo e ne cito uno su tutti. Il mio carissimo e stimatissimo amico Tommaso Monardi. Non ho nulla da aggiungere in merito, tutti sappiamo da dove viene, il percorso che ha fatto, chi lo ha guidato e cosa ha ottenuto. Ma soprattutto sappiamo che ha ancora tanto margine di miglioramento e questo deve essere uno stimolo per chi crede possibile ‘costruire’ Quarterbacks made in Italy.

Il mio obiettivo per il futuro è quello di dare vita ad una vera e propria QB ACADEMY. In parte sto lavorando da un paio di stagioni a questo progetto ma per adesso non è ufficiale. Collaborare con gli atleti sì ma soprattutto con i loro Coaches, in modo da condividere un percorso e monitorarlo costantemente. Ci vuole preparazione, esperienza e soprattutto umiltà. Credo che nei prossimi anni riusciremo a realizzare questo progetto. Ci sono aspetti che vanno oltre la pura parte tecnica o tattica e chi ha vissuto sulla propria pelle certe emozioni forse può riuscire davvero a trasferirle. Adoro lavorare con chi davvero si affida e si mette in gioco a 360°.

Giocare Quarterback non significa solo avere l’articolo sul giornale o essere sempre sotto i riflettori. Giocare Quarterback, a mio avviso, significa prendersi una grande responsabilità che nasce prima di tutto fuori dal campo. Nasce in sé stessi. Lo puoi plasmare col tempo, migliorarlo, affinarlo ma ci devi essere nato con quel desiderio profondo di sostenere il peso di tutto e di desiderare che siano gli altri ad essere applauditi e portati in trionfo.

Un vero Quarterback sa cosa fare quando le cose non vanno e l’huddle diventa il posto più scomodo che c’è, così come prova una gioia immensa quando vede un compagno in end zone dopo aver segnato un touchdown. Ci sono ancora tre stagioni, poi prenderò una decisione, ma non voglio tenere per me tutto quello che mi è stato insegnato, che ho imparato e che ho vissuto in campo.

Con il 2016 i Guelfi saliranno in IFL e sentiamo parlare di un QB di scuola americana. Da ultra-veterano e simbolo della tua squadra come stai vivendo questa situazione?

Siamo finalmente in IFL. Il sogno di una vita per me e per altri che come me giocano da tanti anni. Avevamo acquisito il diritto di salire nella Prima Divisione già anni fa ma non fu possibile per diverse motivazioni. Oggi vediamo coronare questo sogno. Quarterback Americano? I Guelfi hanno praticamente un solo Quarterback che ha si tanta esperienza ed è in forma, ma ha anche 45 anni. Non avendo ad oggi un’alternativa, la scelta è una cosa ovvia e logica. Sarà per me un grande stimolo poter imparare alla mia età e ancora più stimolante sarà farsi trovare pronti se e quando il Coach mi chiamerà. Io sono un giocatore dei Guelfi e come tale mi alleno duro, sono presente e a completa disposizione. Quello che conta è il bene della squadra e saper mettere da parte le questioni personali. Per chi non lo accetta esistono gli sport individuali!

Credi che il movimento stia facendo abbastanza affinché un QB che riesca a ripercorrere la tua carriera non si trovi ad essere messo in discussione solo perché “ora si gioca in serie A”?

Prima di tutto non mi sento affatto messo in discussione. So che se avessi dieci anni di meno forse le cose sarebbero state diverse ma non è così. Per un giovane Quarterback Italiano a roster in una squadra IFL la questione è forse diversa. Mi rendo conto che, fatto salvo i Panthers Parma, altre realtà che sono altamente competitive puntano tutto sulla qualità del Quarterback USA. Questo è sicuramente limitante per lo sviluppo di un giovane potenziale talento.

Per quanto si possa pensare che l’affiancamento rappresenti un modo per crescere, in realtà non si dà l’opportunità ai giovani di scendere in campo e farsi le ossa. Io addirittura sarei per mettere una regola per ‘vietare’ il Quarterback Americano. Si potrebbe inserirla tra tre anni, così nessuno potrà dire che la propongo per interesse personale. Costringere, tra virgolette, le Società a formare un Coach di ruolo che segua per ogni squadre due o tre giovani atleti.

Nel tempo questo porterebbe sicuramente un risultato tangibile. Ci sono tanti giovani Quarterback nelle giovanili. Non cresciamoli con la consapevolezza che poi in IFL non ci giocheranno mai. E’ la strada più difficile, vero, ma pensate alla soddisfazione quando vedete un Linebacker, un Running Back o un uomo di linea che arriva fino alla massima serie. E’ il mio pensiero e, condiviso o no, resta tale.

Ora parliamo del futuro. Comunque vada, davanti a te hai ancora tre anni di attività. Poi saranno i 48. Dopo quella data ti vedi come un QB del campionato Master, come un Coach o come un telecronista sportivo alla Aikman?

Come ho avuto modo di anticipare prima, il mio futuro sarà dedicato sicuramente al Coaching. La TWELVE QUARTERBACK ACADEMY è nata per scherzo ma ha già circa 8 atleti che seguo regolarmente. Non abbandonerò il football, anche se sono certo che dedicherò più tempo alla nuova passione che ho scoperto grazie alla mia nuova compagna, ovvero, la Salsa. Chi lo sa, magari mi vedrete competere in qualche gara. In fondo quando sei stato per più di trent’anni a competere su un campo da football, non esistono sfide che non puoi accettare.

 

Foto by Daniele Bettazzi









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