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IFAF divisa, Europei e Coppe diventano un mistero

Ifaf

Se Atene piange, Sparta non ride.

Mentre in Italia continuano le discussioni causate da retrocessioni, fusioni e giocatori che cambiano squadra, a livello internazionale il clima non è di certo più disteso. Abbiamo già parlato delle divisioni interne nella federazione internazionale, che ha creato due fazioni distinte e più di un problema a livello organizzativo degli eventi di categoria. Ma se prima si trattava solo di illazioni e minacce, i risvolti di questi ultimi giorni hanno un look piuttosto grottesco e rischiano di mettere in secondo piano la cosa più importante di tutte: il football giocato.

LA QUERELLE BELGIO-DANIMARCA

Per rendere meglio l’idea sulla gravità della situazione attuale, basta prendere in prestito una news dal rinomato sito di football europeo American Football International. Come spiegato all’interno dell’articolo, nelle scorse settimane l’head coach della nazionale Belga si è messo in contatto con il pari ruolo danese per organizzare un incontro amichevole, per confrontare una delle realtà emergenti (proprio il team dei paesi bassi) contro la squadra che dovrà giocarsi con l’Italia un posto nel Gruppo A del football europeo (forse..).

Nonostante la voglia di scontrare i caschi fosse alta Lars Carlsen, il capo del programma danese, ha dovuto rifiutare l’offerta. Il motivo? La Danimarca appoggia le idee di IFAF New York, mentre il Belgio appartiene a IFAF Parigi. Le due fazioni sono più distanti di quanto si possa immaginare e nonostante sembri uno scherzo, il football americano pur essendo in crescita sta vivendo una delle maggiori situazioni di crisi degli ultimi anni. La probabile risoluzione di questa querelle sarà la decisione del CAS, la Corte Arbitrale dello Sport, che non si esprimerà prima di 6 mesi/1 anno su quale delle due fazioni sia legittimata a dirigere il nostro sport a livello internazionale.

LE RIPERCUSSIONI SUL FOOTBALL ITALIANO: LA NAZIONALE

Ovviamente, le problematiche non si fermano qui. Questa netta presa di posizione su una partita amichevole mette ancora più in dubbio il più importante appuntamento del football italiano degli anni ’10. Proprio la sfida con la Danimarca, che vale il ritorno del Blue Team nel football che conta, è l’obiettivo principale della nostra federazione e deve essere conquistato sul campo. Nella situazione attuale potrebbe non essere necessario, con la promozione automatica per auto-esclusione dei danesi. Questo darebbe sì spazio all’Italia per il gruppo A, ma lascerebbe di certo un vuoto incolmabile per il gruppo della nostra nazionale che merita di conquistarsi la gioia con il risultato del tabellone e non con una serie di decisioni politiche.

La reazione del capo allenatore Davide Giuliano non si è fatta attendere, con una dichiarazione su Facebook che lascia ben pochi margini di interpretazione.

Giuliano

Il concetto è chiarissimo. L’Italia vuole scendere in campo. Vuole provare a vincere la partita con un valore molto più alto di tutte le uscite della nostra nazionale negli ultimi anni.

LE RIPERCUSSIONI SUL FOOTBALL ITALIANO: LE COPPE EUROPEE

I danni si riscontrano anche per le squadre di club. Oltre alla scomparsa della Champions League, che verrà probabilmente giocata da team di basso livello rispetto allo scorso anno, l’ultima defezione da parte di una società svedese ha modificato completamente il panorama delle coppe europee. Una delle vittime, se vogliamo, sono i Rhinos Milano. Inseriti nel gruppo di Efaf Cup insieme ai Nice Dauphin e ai Badalona Dracs, hanno visto proprio il team spagnolo accasarsi nella Big6, generando un girone mozzo che vedrà i meneghini scontrarsi con tutta probabilità per due volte (andata e ritorno) contro i finalisti dello scorso campionato francese.

Lo spot libero non deriva da un fallimento o da scarse risorse economiche, ma da un vero e proprio diktat della Federazione svedese (pro Ifaf New York), che ha promesso severe sanzioni ai Carlstad Crusaders in caso di partecipazione alla Big6, organizzata dalla federazione tedesca, affiliata alla Ifaf Parigi.

Insomma. Un grande caos. E una grande tristezza.

IL PROSSIMO FUTURO

Nonostante tutte le speranze siano dirette alla decisione del CAS, è bene chiarire che non esistono certezze che questa arrivi, tanto meno si ha un’idea delle tempistiche. I vari tentativi di riappacificazione non sembrano aver sortito gli effetti sperati e sembra quindi che tutto questo scambio di ordini e contrordini, veti e forzature possa andare avanti ancora per molto.

Come citato da Roger Kelly (direttore di AFI), a rimetterci è prima di tutto l’immagine del nostro sport e i giovani che vogliono avvicinarsene.

Continueremo a tenervi aggiornati, per capire se saremo Atene o Sparta, ma con la certezza che per ora non ride nessuno.









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