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Italian Bowl Weekend 2016, intervista a Raffaello Pellegrini

Raffaello Pellegrini

LItalian Bowl Weekend 2016 si accompagna a diversi nomi di cui uno in particolare è Raffaello Pellegrini (a sinistra nella foto). Coinvolto nel football a diversi livelli, da quattro anni è lui ad organizzare le finali del football italiano. In questo 2016, ormai è noto, di cose ne sono successe. Noi, che dell’evento siamo stati media partner, lo abbiamo voluto intervistare per fargli delle domande a cui ha scelto di rispondere per portarci piu’ in profondità negli aspetti organizzativi dell’evento tutto. Di seguito le sue parole.

1) Ciao Raffello e grazie per essere con noi oggi.

Ciao Simone. Sono io che devo ringraziare, anche perché durante la due giorni cesenate non ho avuto materialmente il tempo di parlare con nessuno di Voi di IFL Magazine e non vorrei che la mia fama di inavvicinabile antipatico taciturno uscisse ulteriormente rafforzata.

2) Prima di fare discorsi tecnici concentriamoci su di te: sei al tuo quarto anno come organizzatore di finali del football italiano, in particolare al tuo secondo giro di Italian Bowl Weekend. Ora che è tutto finito, come ti senti? 

Sono fisicamente distrutto dato che tra mercoledì e domenica, all’interno dello stadio ho avuto una percorrenza media giornaliera superiore ai 15 km, con una punta di 23 km il sabato. A ciò si aggiunge una qualità del sonno pessima a causa di un incubo ricorrente che mi perseguita ormai da giorni, in cui Cleatus, il robot di Fox, mi insegue per il campo, mi cattura e mi fa diventare una mummia avvolgendomi di meditape. Quattro Superbowl (speriamo che questa intervista non la legga nessuno di NFL…) sono tanti, e la mia idea dell’anno scorso di concentrare tutte le finali in un WE mi si è ritorta contro; perché se assecondare le necessità di due squadre finaliste è già un lavoro duro, farlo per otto squadre è degno delle 12 fatiche di Asterix.

3) Questo 2016 e’ stato un anno di importanti tentativi e di nuovi rapporti: il football è entrato in uno stadio di calcio e Fox Sport Italia ha trasmesso la diretta dell’incontro IFL. Che significati ha tutto questo?

Violare la sacralità di un tempio del calcio è stato un esperimento complesso e molto dispendioso sia in termini di costi diretti che di difficoltà organizzative. Se da una parte ci ha consentito di dare un servizio di qualità in termini televisivi e di customer experience per chi è venuto allo stadio, dall’altra parte è risultato superfluo proprio per la scarsa affluenza di pubblico. Purtroppo, nonostante la massiccia campagna pubblicitaria fatta per un mese sul territorio la risposta della città di Cesena è stata nulla ed anche l’appeal della riviera non ha pagato. A ciò si aggiunge che anche i tanti spettatori che hanno assistito alla finale di seconda divisione, contro ogni aspettativa, non sono rimasti allo stadio per la finale IFL: per cui sugli spalti del Manuzzi durante la diretta Fox c’erano poco più di 5.000 persone con una capienza potenziale di 11.800. Purtroppo i tempi in cui tutti i giocatori di tutte le categorie reputavano la finale un happening imperdibile da godersi rigorosamente live indossando la propria maglia da gioco è finito e la comodità della diretta sul telefonino o in tv certo non aiuta. Vista la crescita numerica da Ferrara a Milano era un tentativo che andava fatto, ma oggi abbiamo l’evidenza di come sia necessario ripensare l’evento riportandolo in impianti più piccoli in modo da essere sicuri di riempirli (ed essere sicuri di non dovere essere costretti ad usare il tape per non rovinare il preziosissimo tappeto finterbaceo) creando i presupposti per uno spettacolo televisivo ancora migliore (lo stadio pieno costituisce una cornice certamente più telegenica), appetibile agli sponsor, da usarsi come vero e proprio spot commerciale per tutto il movimento. Ed in questo, lo sforzo economico e logistico che abbiamo fatto per garantire riprese televisive qualitativamente all’altezza di Fox Sports Italia ci può aiutare a consolidare una partnership per gli anni a venire i cui frutti, sono convinto, non tarderanno a concretizzarsi. Campo incerottato a parte, immagini, regia e commento sono stati di grandissimo impatto; e non nascondo che rivedere la partita registrata (dato che ovviamente live ho visto solo il kick-off) è stato un vero piacere, con un unico momento di vero dolore quando ho visto il ref finire a gambe all’aria a causa di una francesina ad opera del famigerato meditape.

4) In Redazione abbiamo ricevuto moltissimi messaggi che ci chiedevano informazioni sui numeri di questa manifestazione. Noi abbiamo scelto di dare i nostri. A te andrebbe di raccontarci quante persone sono state coinvolte per organizzare l’evento, parlare dell’affluenza allo stadio e di dirci se e quando saranno disponibili i numeri sugli ascolti televisivi?

Volete i numeri?!?

1 cantante, Loretta Grace, che ringrazio per l’emozione canora che ci ha regalato;
2 fottuti incoscienti (il sottoscritto e Raffaelle Maragno, co-organizzatore con me da 4 anni);
9 paracadutisti;
12 hostess (perché anche l’occhio vuole la sua parte);
15 persone a sudare sette camicie (ovviamente KPro) con il sottoscritto da mercoledì a domenica;
27 persone a piadinare, farcire, friggere e mescere nell’area food;
32 arbitri;
40 steward;
58 commensali alla cena di gala del giovedì;
65 elementi della marching band;
90 rotoli di carta igienica (negli stadi del calcio non si usa perché se si mette la lanciano in campo…);
110 tra giornalisti, fotografi e crew televisive;
150 invitati alla cena VIP pre-partita;
250 magliette KPro personalizzate in tempo reale con il logo delle squadre vincenti;
480 pernottamenti a carico dell’organizzazione;
660 tra giocatori, coach e staff delle squadre;
1800 crescioni;
2700 piadine;
3900 metri di tape usati per il campo;
4000 eurini di bolletta elettrica (!);
5000 litri di birra;
6000 bottigliette di H2O Cottorella trangugiate dalle squadre;
6800 spettatori nei due giorni di partite;
8000 euro di “ripristino campo” (?) da pagare oltre al noleggio dello stadio;
70.000 e piu passi fatti dal sottoscritto;

Per quanto concerne i dati televisivi, sarà mio pregio farveli avere non appena Roberto Gotta, che
ringrazio per la disponibilità e per lo splendido lavoro fatto, me li comunicherà.

5) Ma quali e quante difficoltà si incontrano nell’organizzare un evento di questa portata?

Ogni anno subito dopo l’evento mi scrivo tutto quello che non ha funzionato e/o quello che si poteva far meglio e non ti nascondo che nonostante l’esperienza si sedimenti, le problematiche da affrontare sono molteplici e sempre diverse. Spesso le più subdole sono quelle apparentemente più facili da risolvere, ma che emergono all’ultimo momento, tipo l’assenza di carta igienica o l’impossibilità “burocratica”di far vedere all’interno dello stadio un evento Fox, ripreso da Fox stessa, senza un abbonamento SKY attivo e ovviamente con il “pacchetto sport”. Ma quest’anno non ci siamo fatti mancare niente e oggi Ti posso confessare che nonostante l’accordo per avere lo stadio risalisse al 2015, a maggio ci è stato comunicato che non ce lo avrebbero più dato e “ri-averlo” ci è costato moltissimo sia in termini di relazioni che in termini economici; per non parlare poi della querelle relativa alla tracciatura del gridirion, dato che nonostante tre tentativi fatti con tre diverse aziende di vernici apposite per il sintetico, uno con il gesso ed uno con la segatura, il lunedì 4 ci hanno comunicato che la disponibilità dello stadio era subordinata all’utilizzo del tape.

Le fisime del “dio” pallone hanno avuto ancora una volta la meglio, con buona pace di chi ha lavorato mesi per la buona riuscita di un evento che passerà alla storia per pochi secondi da paperissima. E Ti posso garantire che fare e soprattutto manutenere un campo in tape per quattro partite in diretta televisiva è stata un’impresa titanica, tenendo conto che tra il Manuzzi alle 12:00 e la Death Valley, l’unica differenza è il panorama e che i vari tipi di tape utilizzati avevano resa ed attaccosità diversa a seconda della temperatura; se non fosse stato per l’inventiva e la tenacia zen di Matteo Mantovani, cattedratico honoris causa di “tecniche di gridirion” a cui va un mio personale grandissimo ringraziamento, gli spezzoni di partita commentati da Gerry Scotti o Juliana Moreira sarebbero stati molti di più. Altra problematica da gestire quest’anno sono stati gli spogliatoi dato che, nella possente pancia dello stadio, erano solo due per quattro squadre, ma grazie ad un piano dettagliato, istruzioni precise e soprattutto grande disponibilità da parte delle squadre, anche questo aspetto logistico è stato gestito al meglio. Last but not least, coordinare più di 1.000 persone che a vario titolo devono entrare in campo, nonché un’area food ed un’area commerciale, non è un gioco da ragazzi, ma mai come quest’anno credo di poter affermare, senza tema di smentita, che dal punto di vista organizzativo la macchina si è mossa con perfetta efficienza. Queste le problematiche oggettive da risolvere in tempo reale attingendo all’esperienza, al buon senso, al senso pratico e ad ogni risorsa fisica e relazionale. Ma come ogni anno ciò che ha messo a più dura prova il mio self control e la mia passione patologica per lo sport dello sferoide prolato (cit, ndr.) è stata la mancanza di rispetto, spesso involontaria, per tutto il lavoro che c’è dietro ad un cotale sforzo organizzativo, con uno stillicidio di epi-fenomeni irritanti.

– Il giocatore che “e però è uno scandalo che non posso lasciare la mia borsa nello spogliatoio…”;
– quello che “e ma le panchine sono troppo lontane dalla sideline”…;
– quello che “piuttosto che giocare in un campo fatto con il tape era meglio il campo dell’oratorio”…;
– quelli che “ma perché non lo avete fatto con la vernice lavabile”…;
– il coach che “che cazzo giochiamo in stadi grandi dato che poi non li riempiamo”…;
– il dirigente che nonostante gli avessi già spiegato il perché non era opportuno farlo, monta in sideline un gazebo che impedisce la visuale ai suoi tifosi…;
– quello, che poi è lo stesso, che nonostante gli avessi spiegato che acqua e corrente 380 non sono un’accoppiata facile da gestire insiste comunque per montare un nebulizzatore…;
– il cameramen con l’ascella pezzata che ha i minuti contati e che pretende, “pagando ovviamente” di avere un pass per la cena VIP perché “non faccio in tempo ad andare nella food area”…;
– tutti coloro che in due giorni di evento ed in 12 ore di diretta hanno visto solo 9 secondi in cui un arbitro inciampa…

Potrei purtroppo continuare, ma vorrebbe dire dare troppa importanza a tutti coloro che criticano per partito preso e che se sfidati singolarmente a provare ad organizzare una singola partita di flag football alzerebbero bandiera bianca dopo pochi minuti. Solo chi non fa nulla non sbaglia mai; ed io, in quattro anni, di errori ne ho fatti tanti, ma ho cercato di imparare sempre qualcosa da ognuno di essi e di fare di tutto per non ripeterli. Ricordo il SB di Varese a cui ho partecipato da main sponsor, e solo chi è in malafede può non riconoscere i progressi che sono stati fatti negli ultimi 4 anni dal punto di vista organizzativo e spettacolare.

6) Vogliamo lasciarti quest’ultimo spazio per dire quello che vuoi, spiegare, ringraziare o semplicemente salutare. L’importante è che tu ci risponda anche ad un’ultima domanda: cosa resterà di questo Italian Bowl Weekend 2016?

Questo spazio non posso che dedicarlo a ringraziare tutti coloro senza i quali non sarebbe stato possibile organizzare nulla di tutto ciò, operazione lunga e complessa (devo cercare di non dimenticare nessuno) motivo per cui Ti rispondo prima alla domanda finale, ovvero cosa rimarrà: per chi ama il football, una splendida diretta televisiva ed un grande spettacolo di sport. Per chi non lo ama, un arbitro che inciampa.

Un grandissimo ringraziamento personale a Raffaele Maragno, amico fraterno e mio alter-ego organizzativo, con l’incredibile aggravante di non essere ammalato di football, senza il supporto del quale non mi sarei mai e poi mai sognato di organizzare un SB. Matteo Provasi, addetto stampa con un ruolo pivotale insostituibile nell’organizzazione, da questa stagione anche giocatore di football con il duplice ruolo di kicker e di “accompagnatore” di kick off returner. Ilaria Calanca, regina degli accrediti e principessa della biglietteria. Fabio Tortosa, spalla organizzativa formidabile e con fondamentale funzione di “mediatore” tra le esigenze della Federazione e quelle dell’organizzazione. Ruggero Pozza, l’uomo duracell che non dice mai di no e che non perde mai il sorriso. Francesco Cerra, piegato anche lui a 90 gradi sul campo incerottato nonostante l’altezza e partecipe nel risolvere i problemi organizzativi. Marco Quercio, che se all’aspetto medico ci pensa lui il massimo che può succedere è che uno si tagli la mano alzando la coppa che ha appena vinto. Matteo Mantovani, instancabile progettista e manutentore del campo da football più criticato della storia. Stefano Zanardi, che ha messo a rischio la patria potestà per sfruttamento minorile per essere ancora una volta in squadra con me. Flavio Zanardi, lo sfruttato, che “se il prossimo anno vai bene a scuola magari non ti tocca”. Fabio Paziente, fondatore negli anni ’90 dei mai nati Dockers Alcamo, che è volato dalla Sicilia per aiutarmi 36 ore non-stop solo ed unicamente per l’amore del football che ci accomuna. Francesco Camilli, nose guard di professione, porta goal post per passione. Avercene di più come lui a Ferrara le Aquile la finale l’avrebbe giocata. Francesco Lazzaro e Alberto Molina, inseparabili in campo e fuori, OL di peso instancabili e sempre di buon umore. Matteo Masotti, fotografo ufficiale e grande tuttofare. Mirko Gadda, video biografo ufficiale dell’evento. Alessandro Paltrinieri, HC dei Knights, che dopo aver sfiorato il colpaccio in rimonta il venerdì sera è voluto rimanere ad aiutarmi. Fabio Bolognesi, ass. coach dei Knights, un’altra Aquila volonterosa. Roberto Gotta, deus ex-machina della diretta FOX. Nick Hyde, che è venuto apposta dagli states per fare il “color commentator”. Andrea Rock, il football DJ per eccellenza, sempre disponibile perché “il football è hardcore allo stato puro”. Alessandro Uguccione, che nonostante sia inspiegabilmente tifoso dei Bills fino allo scorso WE non aveva mai visto una partita dal vivo. Stefano Bondi, perché se non ci portava lui la sua tessera SKY col cavolo che allo stadio vedevamo la diretta. John Knight, perché senza di lui e KPro il SB non si potrebbe indossare. Arturo Pellegrini, mio fratello, regista audio dell’evento, che tra un concerto di Elton John ed una diretta per Canale 5, ogni anno trova sempre il modo di regalarmi il Suo talento ed il Suo affetto fraterno. Silvia Pellegrini, mia moglie, che anche se odia il football per il tempo che mi fa sottrarre alla famiglia non mi fa mai mancare il Suo fondamentale appoggio. A tutti coloro che non ho citato e che spero mi perdoneranno, i quali hanno portato il loro contributo ad un’impresa titanica, dove nel ruolo del cattivo l’iceberg è stato sostituito da una riga di tape.

7) Grazie per averci risposto e per il lavoro che hai fatto.

Ringrazio Voi per lo spazio e per i ringraziamenti, grazie ai quali, per contarli, ho appena inaugurato, la seconda mano… Sempre e solo buon football a tutti.









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