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Football Americano Femminile: questione di numeri

ONE TEAM: intervista ai Coach vincitori del CIFAF femminile

Questione di numeri

Questo è un articolo sul football americano femminile. Lo scrivo subito così chi non è interessato al football americano femminile (FAF) può smettere immediatamente di leggere e dedicarsi ad attività più produttive o quelle che si reputano tali.Per tutti gli altri, che sono felice di accogliere in questi due minuti di follia, l’argomento potrebbe essere riassunto in un sottotitolo evocativo del tipo “come diavolo stiamo messi?”.

Su di me c’è da dire che ho partecipato, come spettatore interessato, al primo bowl 5 contro 5 di FAF in quel di Ferrara lo scorso 5 novembre. Un bowl che è stato anche l’occasione per consegnare il premio “Erika Lazzari” che quest’anno, per la prima volta dal 2013, non aveva avuto spazio durante il Rosebowl e per raccogliere fondi per la ricerca.

L’ispirazione per il pezzo, invece, deriva dal fatto che di qualche settimana addietro è la notizia che le ragazze delle One Team, tricampionesse in carica, affronteranno in una partita amichevole 9 contro 9 le svizzere dei Broncos di Calanda.

Ecco: 5 di qua, 9 di la, un campionato che si gioca a 7 e una Nazionale che gioca a 11 con gli special teams. Se questo non genera un po’ di confusione siete senza dubbio migliori di me. Però mi sono chiesto se magari non fosse possibile trovare una formula per creare una situazione un tantino più organica e magari concepibile da tutti, viste le distanze che le ragazze sono costrette a sorbirsi ed in particolare visto il numero delle tesserate che va tenuto ben presente e che non è certamente d’aiuto.

Prima di farci i conti in tasca ho pensato che fosse più giusto e necessario esplorare gli altri campionati europei di FAF per cercare quelle soluzioni funzionali che potrebbero fare anche al caso nostro. Per questo ringrazio da subito le gentilissime giocatrici di football che mi hanno aiutato in questa ricerca, Mariam Battistelli per il campionato spagnolo, Sylvie Aïbeche per quello francese e finlandese, Birgit per quello tedesco, Vanessa Döring per l’Austria, Sabina Rydberg per le ragazze svedesi, la fenomenale Oli Davis per le inglesi, e Karolina Jacek per la Polonia. E ora cerchiamo di fare il punto.

In Spagna ci sono due campionati, uno a 9, uno a 7 al quale si aggiunge la coppa di Spagna. La coppa è sostanzialmente una semifinale dove si scontrano due squadre (scelte probabilmente in base alla posizione nel campionato a 9) e da cui esce la sfidante ai detentori del titolo, si gioca a 9 con gli special teams. Il campionato a 9 è organizzato dalla federazione (FEFA) ed è attualmente composto da 5 squadre e si gioca da gennaio a maggio, girone all’italiana. Possono partecipare squadre provenienti da tutta la Spagna. Il campionato a 7 è organizzato dalle singole federazioni delle comunidad autonome. Per esempio in quella Valenciana ci sono 5 o 6 squadre, ma in realtà alcune arrivano da altre comunidad dove esiste una sola squadra che quindi si aggiunge alle valenciane, e per buona parte dell’anno si sovrappone al campionato a 9. Pensavate di esser confusi dal campionato italiano, eh?

In Germania sono più organizzati rispetto ad Italia e Spagna, esistono due divisioni, Damenbundesliga 1 e 2. in prima divisione si gioca 11 contro 11 e ci sono 7 squadre che vengono splittate in due gironi, nord e sud. Un po’ come fu il secondo campionato Rose Bowl, quello vinto dalle Fenici. In seconda divisione ci sono circa 16 (SEDICI!!!) squadre e si gioca a 9 ed è diviso in 4 gironi all’italiana, praticamente il format è quello della nostra terza divisione maschile. Esiste anche una terza lega in Westfalia e al nord per le squadre appena formatesi e si gioca 5 contro 5, un piccolo campionato a parte per la crescita delle squadre. Sono tedeschi, hanno numeri e organizzazione.

Nella vicina Austria la AFL Ladies Division, il campionato femminile, ha 6 squadre, cinque austriache più le Wolves Ladies di Budapest che da anni partecipano al campionato. Da tre anni sono tornate da 11 contro 11 al football a 9 con regole base NCAA con girone all’italiana e playoff. L’anno scorso hanno provato a dividere le squadre in due gruppi ma questo ha portato ad una situazione di sbilanciamento eccessivo in finale in quanto le due squadre di Vienna e le ungheresi erano nello stesso girone ed erano tutte e tre più forti delle squadre dell’altro girone. Vi ricorda qualcosa?

In Francia esiste una sola divisione attiva dal 2014 e il campionato (il Challenge National) vede ai nastri di partenza circa 10 squadre con un numero di tesserate che supera le 300 unità. Il campionato è diviso in due conference, nord e sud, e fino a due anni fa si faceva girone all’italiana e poi le prime due andavano in finale, l’anno scorso è stata introdotta la semifinale ma solo per la conference nord. Nonostante tutti i cambiamenti vincono da tre anni le Molosses di Asnières.

In Finlandia la Maple League è un po’ più articolata e sicuramente è la più vecchia di quelle che mi sono state indicate, dato che il primo campionato regolare è stato giocato addirittura nel 2000 e che quest’anno è stata giocata la diciassettesima edizione. Ci sono 3 division, e pur con numeri inferiori, ricalcano le tre divisioni del nostro football maschile, a 11 le prime due e a 9 la terza, tutte con gli special teams inclusi. In prima l’anno scorso c’erano solo 5 squadre, in diminuzione dagli anni precedenti, con girone all’italiana andata e ritorno e semifinali incrociate per le prime 4 del ranking. Ovviamente il fatto che in finlandia esistano facilities coperte per potersi allenare, e che il campionato femminile esista da così tanto tempo ha facilitato lo sviluppo e il consolidamento di un movimento che da noi viene ancora inteso come “precario”, per intenderci; però, le finlandesi ospitano anche squadre dalla Russia.

In Svezia si è partiti nel 2012 e da subito, forse per l’influenza del vicino campionato finnico, si è giocato ad 11, a parte, e questa è una soluzione particolare, quando richiesto dalle squadre per problemi di organico alcune concessioni nei primi anni di disputare le partite a 9. dal primo campionato con 4 si è passati all’anno scorso in cui le squadre erano 9 squadre con girone di sola andata e semifinali, come in Finlandia, per le prime quattro del ranking. Il campionato è aperto alle quindicenni, ma qualche squadra sta pensando di organizzare un torneo under 17. insomma, il primo accenno di giovanile in un campionato europeo femminile.

In Inghilterra la situazione è un tantino più complessa, ma con un sistema che rende efficace la voglia di football che deriva dalla “special relationship” con gli USA e dalla passione per il rugby che permette a tante atlete di cimentarsi in entrambi gli sport che per quanto diversi restano “cugini”. La lega, chiamata Sapphire league, è divisa in due divisioni, nella prima militano 8 squadre e si gioca 7 contro 7 (con il progetto di passare a 9 o addirittura a 11 già quest’anno) in primavera con uno split in north conference e south conference, mentre la seconda, contemporanea alla prima, si gioca 5 contro 5. il campionato si svolge in 4 settimane in cui ogni squadra gioca due partite in ogni weekend. Non ho notizie di tempi di gioco o regole particolari, ritengo ragionevolmente che siano partite più brevi di quelle che si giocano in Italia però, perché è difficile pensare che si possano giocare due partite intere in due giorni consecutivi. Le prime quattro sia della prima che della seconda, uscite dalle prime tre settimane, giocano semifinale e finale nel quarto weekend e determinano i campioni. Questo sistema permette un buono sviluppo del football femminile, impegnando solo 4 settimane nel torneo, ed è lo stesso già dai 5 anni di vita del campionato. Le squadre di fresca conformazione hanno la possibilità di crescere e giocare tanto nel campionato a 5, mentre quelle già stabili mettono in campo tante giocatrici nei weekend con doppia partita. In estate il nord e il sud si raggruppano nella “diamond series”, cioè tre partite NvsS, 11 contro 11, con le due squadre allenate dai coaches della federazione, precedute da diversi tryouts. Un sistema che permette una formazione intensiva per il football a 11 che poi conforma una delle nazionali più forti d’Europa.

Infine in Polonia non esiste un campionato, ma allora perché ne parlo? Perché nonostante l’esistenza di due sole squadre, le Warsaw Sirens, che hanno giocato contro la nazionale italiana nell’ultimo appuntamento del weekend castelgiorgese, e le Opole Vixens, che però stanno trovando qualche difficoltà di roster, e nonostante non ci sia una grande proliferazione di nuove realtà, la federazione polacca permette ad alcune ragazze di giocare nelle leghe maschili in particolare modo nelle giovanili. Si parla anche di una ragazza polacca che ha disputato uno o più campionati in Italia, altre che sono andate in Germania o in Repubblica Ceca. Insomma, la passione di queste ragazze fa in modo che non ci sia rassegnazione nel loro cuore e che sono disposte anche a giocare contro i maschi pur di mettere piede in campo.

Quindi, come mostrato, ogni campionato fa storia a sé e ogni situazione modifica lo stesso come più conviene. Questioni di territorialità, in Francia è più facile viaggiare ed incontrarsi, di storia dei campionati, come in Germania e Finlandia, di attinenza col background culturale, come in Inghilterra o perfino di suddivisione politica come in Spagna, hanno influenza sul format e sul numero di tesserate.

Non c’è da stupirsi quindi che in Italia le squadre a sud di Bologna facciano una fatica bestiale ad essere tirate su sia per conformazione del territorio e distanze tra le realtà cittadine che per situazione sociopolitica, e questo vale tanto per le donne quanto per gli uomini.

Però mi chiedo per quale motivo la federazione stia aspettando tanto per fare quei due passi che io ritengo essenziali per lo sviluppo decisivo del movimento femminile e l’incremento delle tesserate: passare al football a 9 con gli special teams per una “prima divisione” (anche fosse a 4 teams) ufficializzando un campionato vero 5 vs 5 che quest’anno è organizzato in bowl a libera partecipazione; obbligare le squadre di prima divisione a collaborare o avere nel gruppo dei teams oltre che le Under maschili, arrivate da quest’anno ad un lodevole campionato under 13, anche una squadra femminile di tackle, “costringendole”, si fa per dire, ad una azione di recruiting più mirata ed efficace e che porti linfa vitale fresca alla federazione stessa.

L’obiettivo fondamentale dovrebbe essere l’incremento dei numeri di atlete tesserate, eliminando quel limbo in cui vengono lasciate queste ragazze che spesso, all’interno delle franchigie ospitanti, si ritrovano a doversi organizzare completamente da sole a differenza dei colleghi maschi. Le squadre con maggiori capacità economiche sono a volte quelle meno attente allo sviluppo di un settore femminile, mentre squadre di terza divisione capiscono meglio il potenziale di ritorno di immagine o di sponsor dovendo ricorrere a soluzioni di tutti i tipi.

In conclusione, visto che abbiamo un campionato attivo già da qualche anno e che il numero delle tesserate sta crescendo, io non mi farei scappare l’occasione di creare qualcosa che possa dare lustro alla Federazione Italiana di American Football incentivando il movimento e facilitando l’accesso delle donne in questo mondo che fino ad oggi è parso quasi esclusivamente appannaggio degli uomini.

Go Girls!









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