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Division I

Caso Merola: quando “Face”book diventa “Ass”book, ci pensa FIDAF

È stata emessa lo scorso 16 gennaio la sentenza relativa a quello che vogliamo qui chiamare “Caso Merola”. Riccardo Merola, allenatore dei Giaguari Torino, è stato ammonito per aver pubblicato una foto dal contenuto offensivo sul proprio profilo Facebook.

Il provvedimento è sicuramente un’applicazione esemplare del Regolamento di Giustizia e Disciplina FIDAF che, al di là del fatto in specie, lancia un messaggio chiaro a tesserati e società affiliate relativamente all’irrinunciabilità di un contegno adeguato da parte di chiunque rappresenti il Football (almeno in casa FIDAF).

Nella sentenza si legge che la richiesta di deferimento da parte del Sostituto Procuratore Federale, Avv. Chiara Faggi, deriva dal fatto che il coach non ha:

“mantenuto una condotta conforme ai principi sportivi della lealtà, della probità, della rettitudine e della correttezza morale e materiale ponendo in essere […] un comportamento offensivo nei confronti della squadra dei CRUSADERS Cagliari. In tale data, infatti, il sig. Merola pubblicava sul proprio profilo Facebook, una fotografia della squadra dei Giaguari, di cui il Sig. Merola è allenatore dove, in prima linea, vi è un giocatore chinato e rivolto a tergo con i pantaloni abbassati, riportante il commento ‘Da Cagliari ad Olgiate… Jag’s rules'” con l’aggravante di aver commesso il fatto con mezzo idoneo a diffondere pubblicamente l’offesa.

Il provvedimento in questione crea un precedente davvero interessante e, dal momento che negli ultimi anni i social network hanno ospitato interventi ben peggiori di quello in questione, rendono questo gesto non di poco conto. Ancora non è chiaro se la Federazione si stia attivando per monitorare con costanza le attività social dei suoi tesserati e addetti ai lavori o se questo rimarrà un episodio isolato. Ciò che è certo è che presto o tardi qualcuno sarebbe stato toccato dalle regolamentazioni di cui sopra e questo qualcuno, oggi, è il coach torinese.

Quello che interessa davvero è il significato della sentenza. In quel Maelstrom che sono i social media, dove tutto pare concesso e tutti (almeno fino a due giorni fa) ci si sentiva liberi di agire anche oltre le regole morali, etiche, sportive e federali qualcosa è cambiato. Che si stia dicendo addio al mondo degli “addetti ai lavori-ultras” che per anni hanno animato conversazioni online relativamente al nostro sport? Il tifo, forse, potrà tornare ad essere affare dei tifosi ma, ovviamente, nessuno può ancora credere che questo passo, che da tempo si aspetta di compiere, avverrà tanto rapidamente.

Diventa più forte che mai la consapevolezza che il movimento italiano del football non possa prescindere da una maturità intellettuale e da un confronto che si confanno al professionismo di cui questo sport vuole arrivare a far parte. Forse far rispettare il Regolamento della Federazione stessa, quello che ogni tesserato accetta implicitamente al momento della firma del suo contratto, può essere il pesante zaino di cui non si può fare a meno lungo il percorso e che perciò, nonostante la fatica, andrà portato in spalla.

Foto © Stefano Schwetz









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