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Banana Republik

Banana Republik e le polemiche a Stelle e Strisce

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Dal doping ai passaporti. Con annesse polemiche.

Non ci stiamo facendo mancare nulla in questa prima metà di stagione repubblicana e dopo i casi di positività riscontrati in tre atleti della massima divisione questa settimana è stato il turno dei passaporti e delle cervellotiche regole che determinano la possibilità (o meno) per un giocatore di poter scendere in campo.

I primi ad avere “problemi” sono stati i Seamen Milano che durante i controllo cartellini della sfida di Big6 che li vedeva opposti ai Berlin Rebels hanno appreso di non poter considerare Luke Zahradka “italiano”, come avviene per il campionato di 1a divisione dove il QB gioca con lo status di “oriundo”, e di dover quindi rinunciare, per la partita, ad uno degli americani. La scelta, vista la composizione del roster milanese, è caduta inevitabilmente  su Brock Jones, l’attesissimo RB, che da possibile protagonista si è trovato a fare il water boy.

Il giorno successivo in un campetto di periferia alle porte di Parma si è giocata la sfida tra Panthers e Marines al cui termine è scoppiata una polemica relativamente alla provenienza di alcuni giocatori laziali.

Nel primo caso, quello di Milano, il disguido nasce da differenze nel regolamento tra campionato e coppa e, nonostante il ricorso avanzato dalla dirigenza blu-navy, non c’è possibilità che si arrivi a soluzione diversa dalla “rotazione” degli import o al taglio di uno di essi. In sostanza le regole del Big6 permettono di schierare 5 giocatori di “classe A”, un concetto che poco ha a che vedere con il passaporto ma molto con la formazione del giocatore, e che rende quindi possibile trasformare il QB della nazionale italiana in uno “straniero” a tutti gli effetti. La “colpa” di Luke, nello specifico, è di aver frequentato almeno un biennio all’interno di un programma Ncaa (football ovviamente, ncaa è l’associazione sotto cui convergono TUTTI gli sport universitari), condizione che, per gli organizzatori del Big6, è sufficiente per ritenere appunto il giocatore di “classe A” e metterlo sullo stesso piano dell’ import “classico”.

La polemica alimentata dai Panthers (e poi esplosa sui social) è invece decisamente più conforme al modo di pensare e agire repubblicano… Innanzitutto c’è un precedente che vede sempre protagonisti i ducali che nella scorsa stagione, dopo essere stati asfaltati da Ricciardulli, dubitarono sulla legittimità della firma del RB (che non sembrava propenso ad accettare il vincolo per la nazionale) e che in questa stagione hanno aspettato la partita con i Marines (poi battuti) per far notare che forse, alcuni dei giocatori laziali, non avrebbero potuto essere schierati dal team del presidente Pacelli.

Tempistiche a parte non condanno la denuncia, anzi la incoraggio, ma a fronte di prove e con l’adeguato approfondimento sulla materia e non spinti da supposizioni o, è triste dirlo, da pensieri preconcetti del tipo “perché sono neri, quindi americani, quindi hanno giocato al college” che è l’illuminazione che passa nella mente del frequentatore medio di gridiron (ed è stato anche oggetto di dissertazioni filosofiche sulla brennero-modena tra me e il Gros prima ancora che tutto questo caos esplodesse)…

Nel passato recente, nonostante la sentenza di un giudice poi contraria all’evidenza, ci sono stati casi in cui sospetti sono poi diventati qualcosa di ben più concreto ed è quindi comprensibile, oltre che auspicabile, che le società si tutelino e tutelino il proprio operato. D’altra parte, come vado spesso ripetendo, bisognerebbe alzare il livello della conversazione e finirla con le polemiche ad hoc.

Non serve a nessuno, non interessa a nessuno.

In attesa che si sappia qualcosa di definitivo sia sul caso Zahradka che su quello dei presunti import “in eccesso” dei Lazio Marines riporto un fatto: la persona che ha evitato ai Seamen la sconfitta a tavolino con i Rebels ed è intervenuta per evitare e risolvere una situazione “sportivamente imbarazzante” è la stessa che, eventualmente, avrebbe “omesso”, più o meno volontariamente, di controllare la provenienza, e la storia, dei due atleti americani dei Marines…

Non dico che non sia possibile, ma servono prove, altrimenti parliamo di opinioni e il detto sulle opinioni lo conoscete un po’ tutti…

Buon campionato e Buon Football









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