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Banana Republik

Banana Republik e il “livello del gioco”

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Sentiamo spesso parlare di “livello del gioco”.

Forse sarebbe più corretto dire che più frequentemente sentiamo parlare di livello del gioco più basso “rispetto a” e, se stiamo parlando di sferoide prolato repubblicano, il termine di paragone non possono che essere i meravigliosi anni 80 o gli invincibili Lions a me tanto cari.

In realtà nemmeno la NFL riesce a sfuggire a questa logica per la quale il passato è in qualche modo sempre, o comunque spesso, meglio del presente ed allora anche oltre oceano, ad anni alterni, ecco che il livello è “tra i più bassi dal” o non si era mai vista una classe di xxx così scarsa… La mente umana funziona così, difficile contrastare quel processo per cui mi ricordo dell’ incredibile gara 6 di Jordan nella terra dei mormoni ma mai nella vita dei 21 tiri sbagliati che se ci penso bene, non sono mai stati sbagliati. Diciamo che in alcune situazioni la nostra mente attua un processo riabilitativo indiscriminato per cui tra qualche anno ci dimenticheremo che Kobe era un egoista ed una prima donna e ci ricorderemo solo della metà buona del black mamba o che Colin Kaepernik, tutto sommato, era un buon qb a cui è mancato il giusto allenatore per diventare il nuovo Michael Vick*.

Tornando al football di casa nostra è innegabile come in questi 30 anni si siano alternati momenti “differenti”, figli di situazioni diverse e che ne hanno determinato valore e livello e che potremmo riassumere con un semplicistico “No Money, No party”.

Oggi, dopo anni difficili e a dispetto di tutti i vorrei ma non posso di cui il nostro movimento è invaso, società e federazione stanno costruendo un percorso che ha portato ad aver il più alto di numero di team da oltre 20 anni e un movimento giovanile che con tutte le difficoltà del caso esiste, sta cercando di strutturarsi ed esprime atleti di ottimo valore la cui sintesi sono i 46 ragazzi che, guidati da coach Borchini e tutto il meraviglioso staff della nazionale under, affronteranno la Serbia proprio in questo week end per conquistare un posto nell’europeo di categoria.

Oltre agli azzurrini in questo fine settimana “continentale” saranno impegnate nella difesa del tricolore anche le due compagini milanesi ,Rhinos, Seamen, che si giocheranno l’accesso alle finali di EFL e BIG6 nei match con Dauphins e Universe, sulla carta due avversari complicati ma non impossibili.

I Campioni d’Italia partono favoriti, col +7 dell’andata e la convinzione che si potesse già chiudere la pratica a Pero. Rondell White a parte i nizzardi non sono in un gran momento dopo la finale della scorsa stagione e rappresentano un ostacolo alla portata del team di coach Ault (che, salvo comunicazioni dell’ultima ora, non sarà in side line a Nizza). Qualche problema in più lo dovrebbero incontrare i Seamen Milano che, dopo aver stupito tutti con la rimonta sui Rebels hanno esaurito l’effetto sorpresa, incluso il fluo-navy delle divise di coppa, e troveranno una Francoforte preparata e desiderosa di far bene davanti al proprio pubblico. Un problema per i tedeschi potrebbe essere rappresentato dalla sola partita giocata fino a questo momento in campionato e la relativa conoscenza dei tanti nuovi innesti ma non sarà comunque semplice per i Marinai uscire con il pass per la finale (in Italia???) dal Frankfurter Volksbank Stadion.

Restando quindi ai semplici fatti in un week end ci giochiamo la qualificazione agli europei under e l’accesso alle due finali continentali più prestigiose. Tutto questo dopo aver vinto il torneo di qualificazione a Lignano e rimesso in moto quel processo che, nella teoria era l’inizio di un percorso, la riconquista del gruppo A con la nazionale maggiore, ma nella pratica, visto il caos federale internazionale, si tradurrà (probabilmente) nella final 4 di Berlino che ci vedrà opposti a Germania, Francia e Austria.

Non essendo necessariamente un fan delle opinioni fini a se stesse e non sostenute da fatti capirete che il recap di cui sopra è sufficiente per farmi dire che il livello attuale del nostro football non sia necessariamente così basso come ci piace ripetere. Chiaramente  il livello di Seamen e Rhinos non è rappresentativo della media italiana ma questo stesso discorso vale anche per tedeschi, francesi o europei di qual si voglia provenienza. Volendo fare i nazionalisti arriverei anche a sostenere che con i budget che hanno a disposizione alcune squadre non dovremmo neppure scendere sullo stesso gridiron ed invece siamo lì, a giocarci l’accesso alle finali, con chance per riuscire a raggiungere l’obbiettivo.

Ho letto un bellissimo libro di Bill Simmons, The Book of Basketball , che raccontava e poi metteva in relazione tutto il percorso fatto dalla NBA, dalle origini ad oggi, ed i vari giocatori nelle diverse epoche. Un lavoro immenso, epico, ma che non faceva altro che evidenziare la difficoltà nello stabilire valori e livelli assoluti: troppo complesso comparare epoche differenti, con stili e regole diversi e dominate da atleti di “specie” differenti.

Per dare una definizione di specie differenti ed un esempio paratico della difficoltà nel confrontare anche solo epoche diverse di uno stesso sport porto ad esempio i numeri di Russell Westbrook della stagione 2016-17, chiusi con una tripla doppia di media, e quelli di Oscar Roberton del 62, unico altro caso in cui un giocatore riuscito a chiudere con almeno tre voci statistiche in doppia cifra.

Nel primo grafico ci sono le stats “normali”, ovvero le medie tenute dai giocatori mentre nella seconda le stats attualizzate su 100 possessi. E’ un po’ come se facessimo una equivalenza per dare la stessa unità di misura ai nostri valori.

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Come potete vedere i numeri cambiano, e non di poco.

Paul DePodesta, attuale GM dei Cleveland Browns, ha implementato l’arte delle statistiche avanzate agli A’s e adesso, con lo stesso principio, sta cercando di compiere il miracolo di restituire dignità ad uno dei team più bistrattati della NFL andando contro tutti i principi di logica e valutazione con cui normalmente determiniamo il VALORE di un giocatore o di un team.

Tutto questo solo per farvi ragionare sulla complessità di un discorso che tante volte banalizziamo con dei ricordi o con dei numeri che però, diversamente da quello che saremmo portati a pensare, tutto hanno tranne che valore assoluto (e talvolta nemmeno relativo).

Tornando al football di casa nostra se non possiamo certo essere entusiasti della situazione in cui siamo forse dovremmo smettere di vedere e paragonare tutto ad un passato che non esiste più e che comunque non ci aiuta ad andare avanti e cercare di analizzare, con i dati che abbiamo, quello che stiamo facendo paragonato a quello che stanno facendo gli altri ADESSO. La storia ha un valore e le esperienze passata devono guidare le scelte future ma non necessariamente condizionarle. Aggiungo che tante volte e pesino inutile comparare, perché le condizioni in cui avvengono o sono avvenute determinate situazioni sono degli unicum irripetibili (qui son sicuro gli amici degli 80 mi daranno ragione).

Mi chiedo solo, ma non vorrei portar sfortuna agli amici milanesi, cosa diremo se dovessero arrivare due finali continentali…**

E vi faccio una domanda: secondo le logiche del leone da tastiera comune a quel punto quale sarà il livello del football italiano?

Buona Europa e buon football a tutti

*nemmeno da morto mi convincerò mai di una cosa del genere

**che son scarsi gli altri









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