IL PRIMO MAGAZINE DEL FOOTBALL ITALIANO DALLA A ALL'END ZONE
Banana Republik

Banana Republik e la classe degli import 2017

import

L’impatto degli stranieri sul nostro campionato è materia di dibattito settimanale nella repubblica dello sferoide prolato sia sotto l’aspetto qualitativo che quantitativo. Arrivati nell’ultimo terzo di stagione è possibile iniziare a fare un recap mentale di quanto è successo ed esprimere  giudizi sensati su quello che questi giocatori sono riusciti a dare in termini di W e di crescita ai rispettivi team.

La formula del 2+1 è sostanzialmente quella con cui ho approcciato io il football repubblicano e, per come è pensata ed intesa, non riesco a disprezzarla. Giusto per far chiarezza al neofita che si imbattesse in questa rubrica, per una peculiarità che è tutta del nostro sport e per i soli 3 stranieri tesserabili, gli slot per gli import vengono spesi in ruoli chiave generando normalmente due problematiche:

  • mancanza di italiani in alcune posizioni, riducibile ad un più realistico “mancanza di QB italiani”.
  • vaporizzazione di una stagione in caso di infortunio del vostro import d’annata

Andrebbe fatta un’ulteriore distinzione, attacco e difesa ma rischieremmo di andare fuori tema rispetto all’idea con cui ho iniziato a scrivere questo pezzo.

Come ho avuto modo di dire anche nell’ ultima puntata di FM, la classe degli import 2017 non è stata particolarmente fortunata nonostante partisse da alcune importanti conferme (Pryor, Kasdorf, Riccirdulli, Cotrone, Romano), ritorni eccellenti (Morant su tutti, Zharadka, Simone) e il solito ricambio fatto di qualche certezze (Horn, Willighan, Brown) e tanti giocatori da scoprire.

Questa, come detto, era la base ma come spesso accade la realtà è, ed è stata, completamente diversa sia dalle premesse che dalle previsioni. Al normale alternarsi di sorprese-delusioni ci sono stati quattro casi che hanno fatto parlare molto e che in molti hanno etichettato come “determinanti” per le sorti dei rispettivi team…

Vediamo come è andata realmente!

I “DIVERSAMENTE ALLENATI”

Il titolo di squadra diversamente fortunata, almeno sul lato import, è un no contest per i Giaguari Torino che hanno visto il solo Conroy sopravvivere alle prime 8 week della stagione. Cotrone, dopo aver conquistato il cuore dei tifosi di Torino e di tutta Italia giocando un Europeo commovente, era tornato per proseguire la propria avventura con i Jags ma si è fatto pizzicare dall’anti-doping inguaiando ulteriormente una squadra che aveva dovuto rinunciare al proprio QB titolare dopo una sola week di campionato (Jordan Paul Who?). La dirigenza piemontese si è affrettata a firmare il gallese Vaughn per completare la stagione nel modo più dignitoso possibile che, dopo tutto quello che abbiamo detto, si concluderà con la prima qualificazione ai playoff da 21 anni a questa parte, e con l’ulteriore soddisfazione di averlo fatto guidati da un QB Italiano, Andrea Morelli, prodotto della giovanile piemontese.

Se non aveste notato negli ultimi giorni è tornato a twittare Ricciardulli… Non vedo però un singolo motivo per cui la dirigenza Rhinos decida di farlo arrivare nel bel paese adesso. I campioni d’Italia sono riusciti ad imporre il proprio gioco di corsa indipendentemente dall’assenza dell’MVP 2016, grazie ad una OL pluri-celebrata e un trio di italiani (Querzo, Cira, Gogat) che si è dimostrato all’altezza. All’assenza giustificata di Nick si è aggiunta quella forzata di McNeal che tra una bombetta e una pastiglia per studiare è stato “costretto” al rientro negli US appiedando una difesa costruita intorno a lui. A Milano hanno dovuto far fronte, tra le altre cose, anche all’assenza del professore pluridecorato il cui unico effetto è stato quello di rilassare l’ambiente e consentire a Coach Giuliano di chiamare alla prima occasione utile il bombolone per Finadri valido per la streak e lo sbeffeggio del sottoscritto. Difesa all-blue e il solo Pryor con la A stampata sul casco non hanno impedito né impediranno ai Rinoceronti di chiudere la RS al primo posto e di essere la favorita numero 1 per il Johnny Colombo Trophy.

FUGA DA ROMA

Micah Brown era stato presentato dalla dirigenza dei Marines come un QB affidabile e l’uomo giusto e con la leadership necessaria per guidare un gruppo giovane come i Marines di questa stagione. Le sirene tedesche (si parla di un approdo agli Universe che non sembrano essere soddisfatti del proprio QB ma che devono aspettare per poter firmare il nuovo signal caller) e, a quanto si può intuire, un adattamento che non c’è mai stato sono sfociati in un “cielolunghismo risoltosi nella fuga del Signal Caller e l’azzeramento delle chance, per i Laziali, di raggiungere la post season. Possibilità che, nella realtà, erano poche anche ad inizio stagione e ancor meno dopo aver visto una serie imbarazzante di prestazioni proprio dell’uomo in fuga. Paradossalmente, ma lo hanno ammesso anche i Marines, visto l’atteggiamento con cui si era presentato sarebbe stato meglio tagliare subito Brown ed investire la stagione eventualmente per lo sviluppo di Biancolella invece che bruciare tempo e soldi per un giocatore che aveva palesemente mostrato il proprio malcontento.

PROVINI D’OLTRE OCEANO

Diversa la situazione di Reece Horn che ha lasciato (temporaneamente) Milano per inseguire sirene d’oltre oceano (non ho ancora capito se CFL o Indianapolis Colts, ma tant’è) con la promessa però di tornare per i playoff. A differenza di Brown, Horn ha avuto un impatto immediato ed è diventato il target #1 dello Zar ancor prima di scendere le scalette dell’aereo. Contro Parma la sua assenza è stata determinante e forse, con il #18 schierato sulla LOS, la partita avrebbe potuto avere un esito diverso ma la verità è che non sarà Horn e il suo eventuale rientro a determinare il successo o il fallimento della stagione dei Seamen. Innanzitutto il Big6 è già finito e Horn ha preso parte ad entrambi gli incontri mentre in campionato dopo 8 settimane sembra chiaro come il problema dei meneghini, ad altissimo livello, è rappresentato dall’ incostanza di Zharadka che sta alternando momenti di magia pura ad errori difficilmente spiegabili e che poco hanno a che vedere con il destinatario dello sferoide.  La batteria dei WR blu-navy, anche senza Horn, rimane una delle più complete a livello repubblicano e se Zharadka sarà capace di alzare il proprio livello di gioco l’eventuale rientro di Horn potrebbe rappresentare la più classica delle ciliegine sulla torta e non la torta stessa…

Quattro casi diversi, riguardanti team con ambizioni ed impegni differenti ma che ci raccontano una storia differente da quella che normalmente ci viene propinata. E’ evidente che per la posizione che (quasi sempre) ricoprono in campo e per le qualità, supposte o reali, il giocatore import americano non solo possa ma debba incidere.  Quello che ci sta raccontando questa stagione è però una tendenza, non so nemmeno quanto nuova, che sembrerebbe indicare una crescita del livello medio nostri atleti, che stanno faticosamente riuscendo nell’ impresa di rendere “vintage” quel binomio concettuale per cui gli obbiettivi debbano essere legate necessariamente alla bontà dello straniero. Non è più così, o comunque lo è sempre meno, proprio perché la qualità media dei team è cresciuta, facendo diminuire quella che potremmo chiamare “dipendenza da import”…

Non si diceva forse che senza Ricciardulli i Campioni d’Italia sarebbero diventati una squadra giocabile ?

Buon campionato e buon football









Ultime News

To Top